Category Archives: letteratura

Vivere, di Agota Kristof

Nascere

Piangere poppare bere mangiare dormire

Aver paura

Amare

Giocare camminare parlare crescere ridere

Amare

Imparare a scrivere leggere contare

Lottare mentire rubare uccidere

Amare

Pentirsi odiare scappare tornare

Ballare cantare sperare

Amare

Alzarsi coricarsi lavorare produrre

Innaffiare piantare mietere cucinare lavare

Stirare pulire partorire

Amare

Allevare educare curare punire baciare

Perdonare guarire angosciarsi attendere

Amare

Separarsi soffrire viaggiare dimenticare

Raggrinzire svuotarsi stancarsi

Morire

(Agota Kristof, scrittrice ungherese morta nel 2011 – la poesia è stata tradotta in italiano da Erica Durante, pubblicata sulla rivista della Svizzera italiana “Viceversa” nel 2008, citata da Goffredo Fofi sul Sole24ore 31/7/2011 – l’ho riportata da questo blog)

Tecnica: atto tradizionale efficace

“J’appelle technique un acte traditionnel efficace (et vous voyez qu’en ceci il n’est pas différent de l’acte magique, religieux, symbolique). Il faut qu’il soit traditionnel et efficace. Il n’y a pas de technique et pas de transmission, s’il n’y a pas de tradition. C’est en quoi l’homme se distingue avant tout des animaux: par la transmission de ses techniques et très probablement par leur transmission orale.”

Marcel Mauss: “Les techniques du corps”, 1934

Arrivo a Mauss , sociologo noto soprattutto per i suoi studi sul significato del dono, tramite un articolo di Edoardo Sanguineti, uscito sul Corriere della Sera lo stesso giorno in cui il poeta e critico è morto durante un’operazione in un ospedale di Genova.

Una poesia di Yeats

W.B. Yeats – “He Wishes For the Cloths of Heaven”

HAD I the heavens’ embroidered cloths,
Enwrought with golden and silver light,
The blue and the dim and the dark cloths
Of night and light and the half light,
I would spread the cloths under your feet:
But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams under your feet;
Tread softly because you tread on my dreams.

W.B. Yeats (1865–1939)

Ho incontrato questa poesia seguendo un
nuovo intervento di Ken Robinson, esperto inglese di formazione, su TED.
Per chi non conoscesse Robinson, può essere utile seguire l’intervento precedente, con sottotitoli in italiano.

Letteratura divertente

Sembra quasi un ossimoro (in questo caso, due parole che dicono una il contrario dell’altra).

Eppure esiste, in Italia, una letteratura divertente. Non solo quella lontana del tempo e considerata minore, dall’Ariosto in poi, che può essere difficile da leggere oggi perché la lingua è cambiata (almeno un po’). Esiste anche una letteratura italiana recente (del novecento) divertente. Achille Campanile, per fare un nome (ad esempio Gli asparagi e l’immortalità dell’anima, Vite di uomini illustri, Il povero Piero). O Ermanno Cavazzoni (es. Vite brevi di idioti).

La letteratura divertente esiste, ma non viene insegnata a scuola (ai miei tempi, negli anni settanta, non veniva neppure citata), né data da bere in televisione. L’unica è il passaparola.

David Grossman

8/11/2006
David Grossman, ospite nella trasmissione di La7 L’Infedele, condotta da Gad Lerner.

Parlano di Bruno Schulz, considerato affine a Kafks, un genio, ucciso per scherzo dalle SS nel 1942 e autore di un libro pubblicato da Einaudi, Le botteghe color cannella.
Probabile che Schulz sia citato nel libro di Grossman Vedi alla voce amore.

Sembrano interessanti, di Grossman, anche i libri per bambini e per adolescenti.

George Steiner

Aricolo su di lui di Giulio Giorello e Nuccio Ordine, CorSera 21 agosto 2006, come letterato coinvolto in tematiche scientifiche. Guardare:
Dopo Babele
La grammatica della creazione

Nagib Mahfuz

Nobel egiziano nel 1988 – morto agosto 2006.
Opere più rilevanti (stando a quanto dicono i necrologi):
La trilogia del Cairo
Il vicolo del mortaio
Il giorno in cui fu ucciso il leader
L’epopea di Harafish
Il rione dei ragazzi (blasfemo secondo i fondamentalisti)

Magris – parlare di altri

“Fra il Danubio e il mare”, p. 21:

“Credo che l’unico modo di parlare, di raccontare qualcosa della propria esperienza, sia parlare di altri. […]. Borges parla di un pittore che descrive paesaggi – monti, fiumi, alberi – e alla fine si accorge di aver dipinto il proprio autoritratto, e non perché abbia deformato con prepotenza la realtà, ma perché il suo essere consiste proprio nel modo in cui egli guarda la realtà, in cui egli vive l’esperienza degli altri.
La nostra identità è il nostro modo di vedere le cose. Se mi si chiedesse di parlare di me, istintivamente comincerei a parlare di altre persone, dei miei genitori, della compagna della mia vita, dei miei figli, di persone amate, dei miei amici, delle mie amiche, di maestri, di paesaggi, di luoghi, magari anche di animali, certo non di me; persino di storie che sono capitate ad altri ma che si sono in qualche modo integrate nella mia. E attraverso il modo in cui io parlerei di altre cose, di altre persone, si potrebbe forse capire qualcosa della mia capacità o incapacità di amare, del mio coraggio, delle mie paure, delle mie ossessioni, delle mie fedi, dei miei disinganni.”