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Principianti

Siamo tutti principianti, nelle migliaia di cose che non sappiamo fare. E alcune volte il timore di non farcela ci blocca.

Peter J. Denning, nella rivista Communications of the ACM di luglio 2017, ha pubblicato “The Beginner’s Creed”, il Credo del Principiante.

Il Credo del principiante

Sono un principiante.

Sto entrando in un nuovo gioco di cui non so nulla.

Non so ancora come muovermi in questo gioco.

Vedo molte altre persone che adesso giocano questo gioco.

Questo gioco è andato avanti per molti anni prima del mio arrivo.

Io arrivo qui per la prima volta.

Mi piacerebbe imparare.

C’è molto da imparare:

La terminologia di base

Le regole di base

Le attività fondamentali

Le strategie di base

Mentre sto imparando queste cose posso provare diverse reazioni negative:

Sono preoccupato per quanto c’è da imparare

– Sono insicuro perché non so cosa fare

– Mi sento inadeguato perché non sono capace a farlo

Sono frustrato e scoraggiato dalla lentezza dei miei progressi

Sono arrabbiato perché non vengo guidato in modo sufficiente

– Temo di non riuscire a sodddisfare le aspettative su cui dipende il mio futuro

– Sono imbarazzato dal fatto che tutti possano vedere i miei errori

Ma questi stati d’animo fanno parte dell’essere un principiante. Non mi aiutano a raggiungere il mio obiettivo e a farcela.

Invece,

Se faccio un errore, chiederò quale lezione devo imparare.

Se scopro qualcosa, festeggerò la scoperta.

Se mi sento solo, ricorderò che ho molti amici pronti ad aiutare.

Se sono bloccato, chiederò aiuto ai miei insegnanti.

Nel tempo, farò meno errori.

Guadagnerò fiducia nelle mie capacità.

Avrò bisogno di meno supporto da parte dei miei insegnanti e amici.

Acquisirò familiarità con il gioco.

Sarò in grado di confrontarmi con altri a proposito del gioco.

Non farò promesse che non ho ancora la competenza di mantenere.

Ho l’ambizione di diventare competente, forse anche esperto o esperto in questo gioco. Ma per ora,

Sono un principiante.

– by Peter J. Denning

Tutti devono saper programmare. Negli USA.

Tutti devono saper programmare – Computer Science for All – un’iniziativa di Obama per insegnare ai ragazzi (dalla scuola materna alle superiori) a diventare creatori, non solo consumatori di software.

Obiettivo: offrire ad ogni studente le lezioni pratiche di informatica e matematica necessarie perché possano trovare lavoro appena finita la scuola.

offering every student the hands-on computer science and math classes that make them job-ready on day one

Negli USA se ne discute molto. Non sull’opportunità, condivisa da tutti, ma sui modi migliori per attuarla il più rapidamente possibile.

Intanto, da noi, si insegna a usare Microsoft Office. Quando va bene.

 

Scuola facile per tutti

Liceo classico: no, il problema non è il latino, di Luca Ricolfi sul Il Sole 24 ore.

Ricolfi ha ragione, la scuola italiana sta abbassando l’asticella, eliminando i compiti più impegnativi (in quanto “antiquati”, ad esempio la traduzione dal latino) senza sostituirli con compiti “contemporanei” ma altrettanto impegnativi. In altre parole, la scuola di oggi è molto meno esigente di quella di alcuni decenni fa.

Ma dimentica di dire due cose:

  • Che nei paesi che erano poveri e non lo sono più (Cina e Sud Corea, ad esempio) l’asticella la stanno alzando, non abbassando. Rendono la scuola più impegnativa, per preparare le persone a lavorare nel contesto di competizione economica globale.
    Quello di cui parla qui Ricolfi è un fenomeno soprattutto italiano, uno dei fattori che contribuisce a affossarci.
  • Che chi ha i mezzi economici e culturali per farlo manda i propri figli a studiare in scuole costose, rigorose ed esigenti, perché sa quanto la formazione sia importante.

PIACC

Quanto sono ignoranti gli italiani adulti, tra i 16 e i 65 anni? Molto. Sono i risultati di uno studio promosso dall’OECD, che confronta una serie di paesi, soprattutto occidentali, su tre fronti:

  • competenze linguistiche (capire un testo)
  • competenze numeriche (usare concetti matematici nella vita quotidiana)
  • competenze tecnologiche (saper usare le tecnologie attuali)

I risultati del PIACC – Programme for the International Assessment of Adult Competencies ci vedono in fondo ad ogni graduatoria.

Per chi volesse i dettagli, sono disponibili in pdf, in inglese: http://www.oecd.org/site/piaac/Skills%20volume%201%20(eng)–full%20v12–eBook%20(04%2011%202013).pdf

Prendere appunti. Meglio farlo a mano.

Usare una penna o una matita per prendere appunti è molto più efficace che servirsi di un pc o di un tablet. Lo conferma una ricerca di psicologi statunitensi: prendendo appunti a mano si capisce di più e ci si ricorda di più.

La maggiore efficacia, probabilmente, è dovuta al fatto che scrivendo a mano il nostro cervello è obbligato a distinguere tra gli aspetti più importanti e quelli secondari, mentre prendendo appunti su una tastiera si tende a trascrivere molte più parole, senza fare filtro.

L’ora di lezione, di Massimo Recalcati

“Un insegnamento degno di questo nome non inquadra, non uniforma, non produce scolari, ma sa animare il desiderio di sapere. (p. 47)

Dove c’è didattica autentica, non c’è opposizione tra istruzione e educazione, tra contenuti cognitivi e relazione affettiva, tra nozioni e valori. (p. 83)

Cos’è, allora, un’ora di lezione? E’ un incontro con l’ossigeno vivo del racconto, della narrazione, del sapere che si offre come un evento. Anche quando i suoi oggetti sono teoremi, equazioni, vulcani, cellule, formule chimiche, non solo quadri di Tintoretto o di van Gogh, poesie di Saba o di Rilke. Accade ogni volta che la parola di chi insegna apre mondi nuovi. Ogni volta è un risveglio. (p. 91)

In classe si genera fiducia quando la parola dell’insegnante si rivela degna di rispetto e tale diventa solo se è appassionata a ciò che insegna. (p. 92)

[…] una lezione è tale solo se sa tenere sveglio il desiderio, se sa generare transfert, trasporto, innamoramento primario sul sapere. (p. 96)

Sono i maestri che non scordiamo, quelli che hanno lasciato un’impronta indelebile dentro di noi. E’ l’etimo del verbo insegnare: lasciare un’impronta, un segno, nell’allievo. Non li scordiamo solo per quello che ci hanno insegnato, per il contenuto dei loro enunciati, ma innanzitutto per come ce lo hanno insegnato, per l’enigma irrisolvibile della loro enunciazione, per la loro forza carismatica e misteriosa. E’ quello che più conta nella formazione di un bambino o di un giovane. Non il contenuto del sapere, ma la trasmissione dell’amore per il sapere. (p. 104).”

Come per altri libri di Recalcati, a volte chi non è uno specialista in psicoanalisi lacaniana si sente smarrito e vorrebbe lasciare il libro. Ma vale la pena proseguire, almeno per leggere il quinto capitolo, Un incontro.

L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, di Massimo Recalcati, Einaudi 2014.

Un esempio da seguire: Alberto Manzi

Alberto Manzi era il maestro di “Non è mai troppo tardi”, trasmissione RAI che negli anni ’60 insegnava a leggere e scrivere agli analfabeti.

Ora, dopo 50 anni di tentativi (riusciti) di peggiorare la scuola e aumentare l’ignoranza di chi vive in Italia, sarebbe il momento di riprendere le sue lezioni, per superare l’analfabetismo culturale. Anche perché il mondo è molto più complesso di quello di allora, e servono (sia alle persone che al paese) più strumenti per non farsi fregare da chi ne sa di più di noi.

Una pagina che spiega in poche parole chi era Alberto Manzi.

E un bel video dove spiega il significato del suo lavoro. In particolare, attenzione a ciò che dice al minuto 11:

Il primo MOOC in italiano su Coursera

Il primo Massive Open Online Course in italiano su Coursera è “La visione del mondo della relatività e della meccanica quantistica”, tenuto dal professor Carlo Cosmelli dell’università La Sapienza di Roma.

Il corso conferma come sia indispensabile oggi conoscere l’inglese. Nei primi dieci minuti si apprendono le tappe fondamentali del pensiero culturale e scientifico moderno, tra cui:

  • l’invenzione dei blu jeans
  • il fatto che al povero italiano Meucci sia stato scippata l’invenzione del telefono dal ricco americano Bell
  • l’apertura a Parigi nel 1874 del Salon des Indépendentes, con la partecipazione tra gli altri di Braque e Duchamps (che non erano ancora nati).

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